Video Istallazioni Selezionate 2026

OPERE SELEZIONATE 2026
VIDEO ISTALLAZIONI
in ordine alfabetico

«Until the land stopped answering» di Matteo Campulla (Milano)

Breve installazione audiovisiva costruita attraverso paesaggi contaminati da rifiuti elettronici, territori degradati e residui infrastrutturali. Frammenti documentari vengono trasformati in campi visivi instabili per indagare il costo materiale invisibile dei sistemi computazionali e la logica estrattiva che accompagna l’accelerazione tecnologica. Attraverso degradazione ricorsiva dell’immagine e composizioni di noise guitar, il progresso tecnologico appare non come innovazione neutrale, ma come lenta redistribuzione del sacrificio. Il titolo evoca il momento in cui l’estrazione supera la capacità di risposta del territorio.

«What is (not) an emotion» di Annamirka Criscuolo (Minturno) 

Un sistema esperienziale che combina realtà virtuale e monitoraggio biometrico in tempo reale, ispirandosi alla teoria delle emozioni costruite di Lisa Feldman Barrett. Durante l’esperienza VR, la frequenza cardiaca del partecipante viene registrata e resa visibile a un pubblico esterno, creando una frattura tra esperienza interna e rappresentazione del corpo. L’opera interroga il modo in cui uno stesso segnale fisiologico possa produrre interpretazioni differenti e riflette sulle emozioni come processi costruiti, influenzati dal contesto, dalla memoria e dal retroterra culturale.

«Electrical-darkness» di Sandrine Deumier (Toulouse)

Fiction interattiva ambientata in una Garden-City sospesa tra natura suburbana e città-mondo. In questo metaverso ipersensibile, il corpo diventa il luogo di molteplici auto-narrazioni e di trasformazioni percettive. Un’interfaccia epidermica immaginaria, fondata su fenomeni di ipersensibilità, permette di esplorare distorsioni temporali, mutazioni simbiotiche, moltiplicazioni percettive e variazioni emotive. L’esperienza in prima persona invita il visitatore a scoprire le funzioni del corpo-interfaccia senza istruzioni iniziali, facendo della percezione e dell’attenzione i principali sdi trumenti di orientamento.

«La Zattera» di Edoardo Faglia (Brescia) 

Installazione luminosa composta da una struttura metallica sulla quale sagome umane sono delineate da LED colorati. Le figure, sospese in un equilibrio precario, richiamano la zattera come metafora della fragilità, della sopravvivenza e della ricerca di salvezza. La luce si accende e si spegne secondo il codice Morse dell’SOS, trasformando l’opera in una chiamata continua. Il segnale non è rivolto a un soccorritore esterno, ma alla nostra responsabilità collettiva davanti alle emergenze ambientali: un monito che diventa invito alla consapevolezza e all’azione.

«Prabhā Aura (Alone di luce splendente)» di Claudio Marani (Manziana)

Videoinstallazione interattiva che rende visibile, in forma simbolica, l’energia sottile del corpo. Attraverso una Kinect e un software di elaborazione in tempo reale, il visitatore vede la propria sagoma trasformarsi in un alone luminoso e fluido. Il titolo unisce il termine sanscrito “Prabhā”, associato alla luce splendente e radiosa, alla parola latina “Aura”. L’opera propone così un’esperienza partecipativa in cui la presenza fisica dello spettatore diventa immagine di energia, emozione e dimensione spirituale.

«Sensitive Matter Systems» di Christelle Mas (Oulu)

Installazione immersiva che combina photocollage metallici sospesi, video mapping sviluppato con TouchDesigner e proiezioni generate a partire da dati di microscopia scientifica. Il lavoro interpreta l’oceano come un sistema respiratorio vivente e prende spunto dai processi attraverso cui gli ecosistemi marini producono e fanno circolare ossigeno. Organismi speculativi ispirati alla microscopia emergono nelle proiezioni, mentre la luce si muove sulle superfici come ossigeno in un corpo. La ricerca trasforma dati scientifici in esperienza sensoriale e mette in relazione respirazione umana, microorganismi e fragilità degli ecosistemi.

«Macchine Biologiche» di Saul Saguatti (Bologna)

Progetto installativo su schermi tridimensionali articolato come un sistema di “motori biologici” e meccaniche materiche in movimento, concepiti per generare energia mentale. Le strutture visive entrano in risonanza tra loro e costruiscono un unico ambiente multimediale, nel quale animazione manuale a carboncino, fondali elettrici fotografici, proiezioni e superfici mosse dall’aria producono organismi e ingranaggi impossibili attraversati da flussi luminosi. L’opera propone un’idea alternativa ed ecologica dell’energia, sospesa tra materia, inconscio e tecnologia.
 

ARTISTI INVITATI

«Breathearth» di Maria Korporal (Berlino)  

Installazione interattiva composta da un piccolo globo terrestre, un microfono, un Raspberry Pi e un proiettore o monitor. Il pubblico è invitato a soffiare sul globo: a ogni respiro compaiono erba, foglie, fiori e insetti, fino a ricoprire la superficie di vita e colore. Quando il soffio si interrompe, la vegetazione gradualmente scompare. Attraverso un gesto elementare e corporeo, Breathearth rende immediata l’idea di interdipendenza tra essere umano e pianeta: la respirazione diventa energia capace di attivare, trasformare e mantenere vivo il paesaggio.

«Chess between colonies» di Paula Marcondes (San Paolo)

Installazione concepita come una scacchiera di sessantaquattro cubi in acrilico contenenti oro e petrolio recuperati da telefoni cellulari smontati, accompagnata da trentadue pezzi neri realizzati con schermi dismessi. Nella configurazione proposta per Roma, la scacchiera si espande nello spazio e i pezzi si collocano tra i cubi, mentre sei telefoni di seconda mano riproducono in loop videoperformance della serie Amplify. I cavi attraversano l’installazione formando una rete, mettendo in tensione estrazione delle risorse, dispositivi digitali, potere, consumo e infrastrutture tecnologiche.

«Solar Compass» di Clifton Mahangoe (Amsterdam)

Solar Compass è una scultura contemporanea che reinterpreta la meridiana come strumento di orientamento non solo geografico, ma anche interiore. Ispirata all’osservatorio astronomico di Jantar Mantar in India e alla geometria del Fiore della Vita, l’opera mette in relazione i quattro punti cardinali, i cinque elementi e il rapporto tra Terra e cosmo. Quattro cristalli segnano le direzioni cardinali, mentre al centro una sfera di cristallo rappresenta la luce interiore. È il sole a completare l’installazione: muovendosi durante il giorno, la luce attiva la geometria della scultura e la trasforma in uno strumento vivo che connette tempo, luogo e consapevolezza. Concepita come un simbolo universale, una sorta di “reliquia di luce” contemporanea, Solar Compass invita il visitatore a fermarsi, ritrovare il proprio orientamento e riconnettersi con le forze visibili e invisibili che legano individuo, natura e cosmo.

«Touch to See» di Iuliia Nagibneva (Roma) 

Installazione fotografica partecipativa costruita attorno a un’unica immagine, parzialmente nascosta da uno strato di tessuto traslucido. Elementi tattili ispirati al Braille invitano il visitatore ad avvicinarsi, toccare, leggere e scoprire gradualmente la fotografia. In relazione al tema dell’energia che trasforma, il gesto del pubblico diventa l’energia che modifica l’esperienza dell’opera: da nascosta a rivelata, da distante a intima, da puramente visiva a fisica e sensoriale. La trasformazione riguarda quindi tanto l’immagine quanto la percezione di chi la attraversa.

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