OPERE SELEZIONATE 2026
VIDEOART ITALIANI
in ordine alfabetico
«Time and Space» di Laura D'Agate (Catania) – 3:21 min
Time and space è un passaggio surreale, un'opera in parte autobiografica che rifiuta la cronologia per farsi pura esplorazione emotiva e filosofica. Il video propone una visione sull'esistenza, intesa come percorso imprevedibile e mai lineare, all'interno di mondi marini e terrestri in costante mutazione. I protagonisti di questo viaggio sono personaggi creati tramite la pratica del collage, che invecchiano e si trasformano all'interno dell'opera, simboleggiando le diverse stagioni della vita. La colonna sonora, firmata dal musicista Tazio Iacobacci e cucita su misura per le immagini, dialoga costantemente con il montaggio, sottolineando le transizioni tra un mondo e l'altro e amplificando il senso onirico di straniamento e non appartenenza.
«Tree» di Giorgio Gerardi (Venezia) – 0:52 min
Un'indagine visiva e sonora che muove dalla ricerca dell'artista sull'intersezione tra percezione, tecnologia e quotidiano. Integrando fotografia, video e musica sperimentale, l'opera trasforma dettagli ordinari in esperienze astratte, proseguendo lo studio sul colore, le forme e gli oggetti della vita comune che caratterizza il percorso di Gerardi, in cui l'intelligenza artificiale interviene come strumento di amplificazione dello sguardo.
«Veemente» di Ylenia Raviola (Milano) – 1:19 min
Nasce da una frase scritta di getto — su un taccuino, sul palmo di una mano, sullo schermo di un computer — che rimane intrappolata tra i nodi di un pensiero ambizioso e gioca a riempire gli spazi di un puzzle volto a connettere le infinite stelle di uno stesso satellite. Una riflessione sull'energia come forza che meraviglia, cambia ed evolve, portata in scena con l'intensità performativa che contraddistingue il lavoro artistico di Ylenia Raviola.
«Vis Viva» di Filippo Prestinari (Milano) – 3:00 min
Riprendendo il concetto leibniziano di forza viva — energia capace di generare movimento e trasformazione nel mondo — il film immagina la scomparsa simultanea di tutti gli esseri umani, lasciando che ogni processo prosegua secondo le proprie dinamiche materiali. Ciò che rimane sono le tracce delle attività già compiute: alcune mantengono il legame con l'azione che le ha generate, altre seguono un corso autonomo, altre ancora perdono progressivamente funzione e significato. La parte finale, ambientata in una base militare abbandonata, porta la riflessione al suo punto più acuto: la guerra, a differenza di altri processi, necessita di una volontà continua che la alimenti — quando questa viene meno, il conflitto si arresta.
«Sacrificio» di Michela Sbrana (Pisa) – 1:46 min
Sacrificio esplora l'energia spirituale come un flusso incessante di trasformazione ed elevazione. Attraverso simboli e allegorie, sacro, profano e metamorfosi naturali suggeriscono che il sacrificio sia il processo necessario per trasformare la ferita in scintilla di rinascita. La narrazione onirica dialoga con la colonna sonora originale ideata e suonata al pianoforte dall'artista. Immagini reali e artificiali si fondono e si trasformano con l'ausilio dell'intelligenza artificiale generativa. Inizialmente la vita organica prende il sopravvento, fino alla degenerazione, ma la ferita del Cristo diventa sorgente di linfa rigeneratrice, mentre la vetrata è confine e varco.

ARTISTI INVITATI
«Noche de San Juan» di Marco Caridad (Maracaibo)
Una video-performance di 2 minuti e 37 secondi girata a Vieques, Porto Rico, in cui l'artista entra ripetutamente nel mare camminando all'indietro, rievocando il rituale caraibico associato alla Notte di San Giovanni. Tradizionalmente inteso come atto di purificazione, rinnovamento e liberazione spirituale, il gesto diventa un tentativo incarnato di lasciar andare la frustrazione prodotta dall'ingiustizia sociale e dallo spostamento. L'acqua agisce simultaneamente come energia fisica e soglia spirituale: riceve il corpo, ne interrompe l'equilibrio e lo restituisce trasformato. L'opera propone la resilienza non come sopportazione passiva, ma come atto cosciente di rientro — un movimento verso un futuro in cui forza spirituale, appartenenza ecologica e agentività umana possano confluire.
«LUX HUMANA» di Bruno Cerboni (Roma)
Un poema visivo senza parole in tre movimenti — ORIGO, TRANSMUTATIO, ACTIO — che racconta il ciclo completo dell'energia che trasforma. L'opera si apre su un respiro nel buio: l'energia non nasce nelle centrali ma nelle persone, come impulso interiore e spirituale. Un'umanità corale e senza volto, tessuta di filamenti di luce, genera una forza collettiva che attraversa cattedrali di tralicci e mosaici solari: la tecnologia come estensione dell'intenzione umana, l'infrastruttura come liturgia contemporanea. Interamente generata con intelligenza artificiale nel linguaggio METAMORPHOSIS DÉCO — dove l'ornamento déco incontra il futuro energetico — l'opera affida la narrazione alla sola musica e al sound design, in un linguaggio visivo universale che non richiede traduzione.
«MONS MOVENS» di Victoria Thomen (Roma)
Un'analogia tra la montagna e l'essere umano: entrambi incarnano un'apparente immobilità che cela uno stato permanente di trasformazione. Tradizionalmente intesa come simbolo di permanenza e come asse tra la terra e il cielo, la montagna cessa di essere un territorio geografico per trasformarsi in un paesaggio interiore — una condizione dell'essere in cui la contemplazione rende visibile ciò che normalmente rimane nascosto. Attraverso un'esperienza audiovisiva contemplativa, l'opera rivendica la contemplazione come forma di conoscenza e invita a considerare la vita non come stato immutabile, ma come processo continuo di trasformazione. La montagna smette di essere un paesaggio per diventare uno specchio dello spettatore.
«Emergent Thoughts» di GlitchA/V Project (Napoli)
Un'opera audiovisiva che esplora l'energia invisibile del pensiero e la sua capacità di trasformare l'individuo, orientarne le azioni e influenzare il futuro. Al centro del video un volto femminile in primo piano, frequentemente diviso e ricomposto attraverso l'unione di due figure differenti — rappresentazione della duplice natura della mente umana: dimensione cosciente e razionale da un lato, dimensione inconscia e imprevedibile dall'altro. Dal volto si sviluppano sottili ramificazioni scure, simili a radici o strutture nervose, che rendono visibile un'energia mentale normalmente impercettibile. La composizione musicale, affidata a un ensemble acustico e a uno strato elettronico, riflette e amplifica questa tensione: tra coscienza e inconscio, controllo e imprevedibilità, potenza e limite.
SELEZIONE INTERNAZIONALE
«El Salar» di Andre Figueroa (Cochabamba)
Un giovane fenicottero lasciato indietro durante la stagione della migrazione intraprende un viaggio alla ricerca di Illapa, l'antico dio che potrebbe insegnargli a volare. Opera animata ispirata al folklore boliviano e alla mitologia andina, il video intreccia ricerca spirituale e scoperta di sé in un linguaggio visivo di pixel-art che richiama tanto la tradizione dell'animazione quanto le radici culturali del suo autore.
«1058 MHz. Basel Club Edit» di Joseph Ayerle (Ginevra)
1058 MHz si configura come una meditazione ad alta frequenza sull’energia che muove la realtà, operando con la precisione di un meccanismo svizzero finemente calibrato. In continuità con la ricerca pionieristica di Joseph Ayerle nel campo dell’arte generata dall'intelligenza artificiale, l’opera intreccia estetiche algoritmiche a un'esperienza visiva profondamente corporea. Al suo centro, 1058 MHz indaga le forze che continuano ad animare l’esistenza contemporanea: quali correnti invisibili alimentino i nostri sistemi, i nostri ritmi e la nostra percezione. Attraverso un linguaggio visivo frammentato e un’incisiva intensità ritmica, il lavoro assume la forma di una poesia ruvida, in cui sensibilità umana e logica macchinica convergono in un flusso percettivo destabilizzante. Il progetto pone queste interrogazioni all’interno del formato di un videoclip d'avanguardia, concepito per le atmosfere e l'energia dei club EDM svizzeri.
«Jungle Souls» di Johan Barbosa (Bogotá)
Un'opera di videoarte digitale che ritrae la giungla come un corpo spirituale vivente, in cui animali, luce, movimento e simboli ancestrali diventano manifestazioni di un'energia in trasformazione. Attraverso un viaggio visivo popolato da giaguari, uccelli, forme organiche e flussi luminosi, il lavoro immagina la natura non come paesaggio passivo ma come forza cosciente che respira, osserva e agisce. L'opera propone che il futuro dipenda dal recupero di un rapporto più profondo con la vita, la responsabilità e le forze invisibili che sostengono il pianeta.
«From One Point» di Anastasia Pavlova (San Pietroburgo)
Un viaggio poetico in videoarte che esplora la forza creativa che esiste dentro ogni essere umano. Un singolo punto luminoso, nato all'interno di una figura preistorica, diventa origine di una catena infinita di trasformazioni: attraverso metamorfosi visive fluide evolve in geometria sacra, architettura gotica, pittura, musica e danza. Ogni nuova immagine emerge naturalmente dalla precedente, suggerendo che l'arte non nasce dal nulla ma cresce dalla stessa sorgente interiore. L'opera, che fonde riferimenti artistici classici con tecniche visive assistite dall'intelligenza artificiale, riflette sull'energia invisibile che connette gli individui nel tempo e trasforma l'ispirazione personale in eredità culturale condivisa.
«Time» di Negar Samadikia (Karaj)
Una serie di videoarte che esplora la natura fluida della memoria, il desiderio e la malinconia nascosta nel fenomeno della migrazione e della separazione. Evitando la narrativa lineare, l'opera utilizza un montaggio sensoriale in cui il passaggio del tempo oscilla tra intuizione interiore e paesaggi esterni, alla ricerca di quello spazio liminale — la sospensione — tra appartenenza e sradicamento. Attraverso motivi come riflessi, soglie, movimenti e raggi di sole, il video costruisce una metafora visiva della migrazione e dell'elaborazione psicologica del lasciarsi alle spalle persone, memorie e luoghi.
«DOUBT» di Kenneth Russo (Girona)
Un video-saggio che costruisce una poetica della fragilità umana per interrogare la logica del pensiero critico in un mondo saturo di schermi. Attraverso una voce che oscilla tra l'intimo e il collettivo, l'opera ritrae i soggetti come particelle effimere intrappolate in reti di linguaggio e immagini che plasmano la percezione. Pattern visivi e concettuali ripetuti diventano metafora di sistemi mediatici che promettono libertà mentre riproducono rituali di controllo e omologazione. Sospeso tra miraggio e consapevolezza, il video apre uno spazio di attrito in cui gli spettatori sono invitati a riconoscere la propria partecipazione in questi sistemi e a riattivare uno sguardo critico capace di resistere all'inerzia dei rituali mediati.
«Hyperdimensional Symbiote» di NAN ZHANG (Pechino)
Nata come immagine digitale in movimento all'interno di uno spazio virtuale — simile a una cellula vivente in continua crescita in cui luce, dati, struttura ed energia si attraggono e si rispondono — l'opera è diventata successivamente un'installazione fisica. Le sfere luminose evocano cellule, corpi celesti e nodi di coscienza; i tentacoli che si estendono verso l'esterno ricordano nervi, linee gravitazionali e le connessioni invisibili tra le vite. L'opera propone che tecnologia e arte non siano entità separate ma due sistemi viventi che dipendono l'uno dall'altro, si generano a vicenda e si illuminano in una simbiosi che permette a nuove forme di vita di emergere attraverso la differenza.
«I Soli che Bruciano» di Angelina Voskopoulou (Atene)
Non una narrazione lineare, ma una registrazione frammentaria di esperienza e memoria. Attraverso l'immagine di un angelo senza cielo — figura di transizione e perdita — l'opera esplora uno stato esistenziale sospeso tra terra e assenza. Come un quaderno dimenticato, raccoglie tracce, frammenti e residui di percezione, costruendo uno spazio in cui la memoria sostituisce la salvezza e il senso emerge in modo instabile e discontinuo. Il cammino dell'angelo diventa metafora della condizione umana: un attraversamento fragile, segnato dalla ricerca, dalla mancanza e dalla trasformazione.




















